Il cane iper-protetto

Il cane iper-protetto

Partendo dal presupposto che al mondo ci sono circa un miliardo di cani, e che solo 15% di questi sono cani di proprietà, chiediamoci: e gli altri? Gli altri vivono liberi, ai margini delle città oppure in piccoli paesi come membri delle comunità. Questi cani stanno sempre in giro, hanno a volte per dormire delle tettoie, dei rifugi di fortuna, oppure dormono sotto le stelle, se il clima lo consente. Fanno esattamente quello che vogliono tutto il giorno: cacciano, cercano cibo, esplorano, interagiscono con il branco, si accoppiano, accudiscono i cuccioli, difendono il territorio.


I nostri cani non possono fare niente di tutto questo in autonomia: mangiano cosa, quanto, quando decidiamo noi, possono sporcare dove e quando lo decidiamo noi, possono frequentare se, chi, quando lo decidiamo noi, mediamente non possono accoppiarsi (e chi può comunque lo fa con chi e quando lo decidiamo noi) e così via per ogni cosa. Provate a pensare a quali scelte può fare il vostro cane in autonomia.

Dopo questa riflessione, a parte all’enorme sensazione di senso di colpa che potrebbe pervaderci, dobbiamo pensare a come recuperare il maltolto. Alcuni penseranno “ma il mio cane era un povero cane di canile, adesso meno male è con me!”; io non dico che stesse meglio in canile, ma lui non ha sicuramente chiesto di venire a casa con voi, siamo noi che decidiamo di volere un cane, andiamo a prenderlo e lo portiamo a casa. Quello che possiamo fare, come minimo, è dargli tutto ciò di cui per natura avrebbe bisogno (tutto quello, almeno, che ci consente la nostra società) per adempiere alla enorme responsabilità che ci siamo assunti.

Invece, purtroppo, vedo molti, troppi, cani, che vengono tenuti sotto una campana di vetro perché su di loro si riversa l’ansia incontrollata dell’umano che lo accompagna, e talvolta anche la pigrizia, la mania di controllo, la fissazione per il pulito, l’ipocondria… Soprattutto sui cani piccoli, va detto, ai quali viene impedito di socializzare, di esplorare, di sporcarsi, a volta persino di camminare con le loro zampe! Quello che va tenuto bene a mente, è che un chihuahua, prima ancora di essere un chihuahua, è un cane! Il DNA è praticamente identico a quello di un Siberian Husky o di un Rottweiler o di qualunque altro cane abbiate in mente.

Io capisco che un esserino di un kilo e mezzo possa indurre un istinto materno e di protezione molto forte, ma dobbiamo essere consapevoli che essere genitore (perché la nostra è comunque una figura genitoriale rispetto al cane che vive con noi) significa sostenere nella crescita, aiutare a fare le esperienze giuste, confortare nei momenti difficili, spronare a fare meglio. È vero, con i figli umani questo lavoro di educazione si fa al fine di rendere una persona adulta, che sia autonoma un domani, mentre nel cane questo non avverrà mai (perché noi umani abbiamo deciso di prendere quel cane e farlo venire a casa con noi, ricordiamocelo), ma quello che è nostro dovere fare è comunque agevolare la crescita del cane, non solo fisica, ma anche mentale, emotiva, sociale, aiutandolo a sviluppare tutto il suo potenziale, a raggiungere il suo massimo (sui limiti dettati dalla società possiamo fare poco, se non cultura, ma non è questo il tema di quest’articolo). Dobbiamo essere agevolatori di esperienze, promuovere situazioni in cui il cane possa verificare i suoi limiti, affrontare le sue timidezze, superare le paure, ma anche godere delle bellezze della vita, come la compagnia di amici, le corse nei prati, la perlustrazione di un sottobosco umido, una rotolata nel letame, un tuffo nel fango, una corsa dietro a un coniglio o il seguire una traccia di odore. Queste sono le cose che i cani amano. E non mi si dica che “quando piove il mio cane non vuole uscire”, perché secondo me nel 99% dei casi questa è una proiezione tutta umana, e nel restante 1% è solo perché non avete mai caricato il vostro cane in macchina per portarlo nel bosco sotto la pioggia: provate e vi ricrederete, la sua gioia ripagherà la fatica spesa per asciugarlo!

È chiaro che queste attività comportano dei rischi: il cane potrebbe ferirsi correndo nel bosco, potrebbe avere uno scontro con un altro cane, potrebbe prendere il raffreddore correndo sotto la pioggia; ma questa è la vita! Non sto dicendo di andare a giocare a pallina in autostrada, sto dicendo di fare delle cose che abbiano dei rischi calcolati, ma che togliendole al cane, non faremmo il suo bene. Il cane è un animale sociale, togliere del tutto la parte di relazione con i suoi simili senza criterio e a prescindere solo perché noi abbiamo paura non ha alcun senso. Quando vedo i cani piccoli essere sistematicamente presi in braccio per evitare che altri cani possano anche solo annusarli la trovo davvero una crudeltà.

Certo, come dico sempre, se un bambino non lo facciamo mai uscire di casa non di sbuccerà le ginocchia cadendo dalla bicicletta, ma che vita sarebbe?

Siamo nel 2020, non possiamo più non sapere che un cane che non esce mai di casa se non in braccio è maltrattamento, perché questo è solo mettere da parte i suoi bisogni e snaturarlo.

Se non ce la sentiamo da soli di fare certe cose, chiediamo aiuto a un professionista, gli educatori servono proprio a questo, ad aiutare i proprietari a conoscere il loro cane e aiutarlo a sviluppare appieno il suo potenziale.

Ricordiamocelo sempre, noi abbiamo deciso, noi abbiamo la responsabilità.

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